And the winner is…cronaca dalla cena dei creativi

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Il 21 giugno c’è stato il nostro primo Food raising, organizzato insieme alle associazioni Sibilla Eritrea e Effetto Notte.

Per chi non ci avesse seguito fin’ora il food raising, è un modo semplice e divertente inventato negli Stati Uniti per finanziare cultura e creatività attraverso momenti conviviali, cene o pranzi: si organizza una cena, si invitano alcuni giovani creativi a presentare il loro progetto nel corso della cena stessa e al termine i commensali intervenuti votano il progetto che li ha convinti di più.

L’intero ricavato della cena, al netto delle spese vive di organizzazione, viene donato al creativo che ha ottenuto più voti al fine di contribuire alla realizzazione del progetto.

Una pagina facebook dell’evento, una mail per ricevere le prenotazioni alla cena e le candidature dei progetti da presentare e un passaparola incuriosito tra amici e conoscenti hanno contribuito a divulgare l’evento.

La serata è stata praticamente perfetta, di quelle forse difficili da ripetere. Belli i progetti presentati, molto diversi tra loro e bello il clima che si è creato da subito. La location, il b&b Cà Bianca di Fosdinovo (MS) ha fatto molto e un po’ di buona accoglienza ha fatto il resto. I giovani artisti erano emozionati e i partecipanti divertiti, sorpresi e incuriositi.

Nicola Caleo, Francesco Ricci e Sofia Rondelli: loro i protagonisti della “Cena dei Creativi” del 21 giugno a Ca’ Bianca a Fosdinovo.

Tre giovani artisti con poetiche differenti; tre sensibilità diverse per interpretare la contemporaneità.

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La malattia psichiatrica e le barriere della società, diventano motivo di riscatto onirico e di libertà individuale all’interno delle visioni cinematografiche del film presentato da Nicola.

Lo spazio della costrizione, sia essa imposta dalla società piuttosto che da classificazioni mediche, trova la sua forma di rivincita nella creazione di uno spazio alternativo, quello della maschera, del circo, come metafora quotidiana tra l’essere e l’apparire.

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Nicola mescola le visioni dell’immaginario con la realtà che ci circonda, spingendoci a riflettere sull’eterno contrasto tra vero e falso, tra ciò che le regole della medicina classificano in patologia e la forma libera del pensiero, della sua inspiegabile forza di riproduzione.

In un rimpallo continuo tra diagnosi e cura, i protagonisti del film trovano la loro dimensione in un luogo altro; il circo, vero o falso che sia, come elemento simbolico di uno spazio libero, trascendente ma che si fa parola, corpo, movimento.

“Il paziente, che in seduta aveva un tono represso, spaventato, soffocato, in questa realtà si descrive libero; malinconicamente lasciato lì a immaginarsi in piccola poesia ciò che veramente la sua mente voleva che egli fosse. Mentre la nostra realtà lo definisce sotto termini clinici, nel circo è la sua libertà psicologica a prendere le sembianze della sua psicosi, così da renderla affascinate e dolcemente credibile.” Nicola Caleo

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Francesco Ricci ci riporta alla realtà.

Il suo, è il tentativo di ricondurre a simboli grafici riproducibili in serie, il “peso” dell’identità contemporanea di Carrara.

Caco3, il simbolo chimico del carbonato di calcio, diventa il mezzo su cui costruire un’operazione di marketing territoriale coraggiosa e forte.

Il carbonato purissimo delle Apuane, quello che troviamo negli oggetti più disparati (alimenti, plastica, dentifrici..) assume il ruolo scanzonato e ironico di medium comunicativo, da indossare su una maglietta che ne richiama il significato vero, senza orpelli di critica o esaltazione ma solo nella diretta semplicità del suo utilizzo.

Carrara diventa luogo indefinito che fa da cornice al protagonista, caco3, e si dissolve dietro il messaggio pubblicitario (o turistico?) dell’oggetto; il “dentifrix made in carrara” fa sorridere ma è un sorriso amaro.

E’ la continua tensione dei territori tra sviluppo e sostenibilità; l’equilibrio precario delle forze, quella della natura, in questo caso con le sue cave e i bacini marmiferi, e quella dell’economia, con le multinazionali che da quelle cave traggono la materia, il carbonato.

Caco3 non è una critica esplicita; è, piuttosto, un’ implacabile fotografia della realtà, l’istantanea di un momento e di una condizione che prosegue inesorabile il suo cammino.

Caco3 si indossa, come a ricordarci che tutto ci passa davanti senza particolari sussulti e tutto può diventare immagine.

Magari qualcuno, rimettendo nell’armadio la maglia di Ricci, poserà lo sguardo per qualche secondo in più sull’immagine e si fermerà a pensare; a quel punto caco3, forse, avrà raggiunto un altro obbiettivo oltre quello di farsi indossare.

Il progetto istallativo di Sofia Rondelli è delicatamente potente.

La ricerca di Sofia, nella poetica dei tratti dei suoi disegni e nella ricerca dei materiali su cui lavorare, carta o legno, esplode in tutta la sua forza nel progetto che ha ottenuto il maggior numero di voti durante la cena dei creativi: Time for rebirth.

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Una mostra che diventa vero percorso fisico per il visitatore; avvolto nella espressività poliedrica di Sofia, tra illustrazioni, dipinti, musica, sculture e fotografie, il pubblico viene invitato a ritrovare uno spazio interiore di bellezza, a ricostruire il legame fragile tra sogno e realtà, vita e morte.

E’ la celebrazione della Rinascita, nell’eterno dispiegarsi tra esistenza e perdita, nella malinconia soave del canto che ne celebra costantemente il rituale.

Omaggio al regista Tarkovsij, la mostra vuole essere un vero momento di dialogo e ascolto.

“Time for rebirth, aspira ad un incontro con le singole individualità per mezzo di una comunanza immaginativa scaturita dal processo di osservazione, assimilazione e, per ultima fase, di creazione.

E’ la ricerca di uno spazio interiore e spirituale all’interno della realtà fisica, un bisogno urgente di rivelare quanta bellezza si nasconda dietro la precarietà dell’esistenza, nel punto liminare tra la vita e la morte” Sofia Rondelli.

Sofia Rondelli ha convito il pubblico dei commensali della prima Cena dei Creativi.

Un pubblico attento che ha seguito con passione l’illustrazione dei tre progetti; si è calato nella loro poetica, ne ha condiviso la magia o l’angoscia, ha sorriso e ha fatto domande.

Un pubblico che ha dimostrato, qualora ce ne fosse bisogno, di come la creatività e la cultura in generale, possano essere momenti non solo di utile svago, ma di riflessione, approfondimento, comunità.

E  momenti di sogni, dei quali, senza facile retorica, abbiamo ancora bisogno.

A Sofia, adesso, il compito di realizzare il suo progetto anche attraverso il contributo raccolto durante la cena.

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