#yabartist: Emiliano Barattini

La verità come ossessione. 

La verità come ricerca.

La verità come scelta estetica.

Queste sembrano essere le chiavi di lettura del lavoro di Emiliano Barattini.

Una continua tensione verso lo svelare ciò che si nasconde dietro e che non si vede nella immediata apparenza.

Una tensione che porta lo sguardo ad andare oltre, nella mediazione infinita tra significati e significanti e che ci porta a riaprire i dubbi, a scavare dentro le nostre certezze, in questo caso marmoree oltre che granitiche.

Emiliano propone una riflessione che “gioca” con la materia: la durezza della pietra, marmo o granito, si piega a svelare il contenuto della materia stessa, che ci spiazza; ci mostra, in un ossimoro permanente, la fragilità della compattezza calcarea e la volatilità delle nostre certezze.

Scavare nella materia per risolvere la curiosità del contenuto diventa il modo per spingerci ad andare oltre, ad abituarsi ad uno sguardo critico in grado di sorprendersi e di godere della sorpresa. La curiosità infantile che diventa stupore, divertimento e nuova curiosità.

Non fermarsi alle apparenze?

Forse Emiliano vuol dirci anche questo.

Oppure, semplicemente, vuole invitarci ad uscire da  una visuale precostituita per aprirsi al mondo, alla fantasia reale di ciò che può sorprendere, giorno per giorno.

Il marmo ed un circuito elettrico possono abbandonare la loro fredda funzione per diventare favola contemporanea; i nostri occhi possono ancora stupirsi e la verità, forse, può ancora aspettare un attimo prima di essere svelata.

O no?

Andrea Zanetti

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