Grisù e il fuoco della creatività…

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Grisù era quel piccolo drago che voleva fare il pompiere.

Il suo sogno, come quello di qualsiasi bambino, non era ancora ingabbiato negli schemi stereotipati di genere e poteva liberamente esprimersi nella fantasia.

Suo padre, il drago adulto, osteggiava con maldestra prudenza le gesta del draghetto pompiere che incurante della propria focosa natura, era ben lontano dal poter assolvere il suo compito: quello di spengere gli incendi.

Quel sogno, la simpatica tenacia del draghetto e il suo buffo ostinarsi malgrado l’evidenza, ha affascinato tutti i bambini di allora.

Vedere Grisù con il cappello d’ordinanza alle prese con un incendio ed assistere al suo inevitabile fallimento, creava simpatia, comprensione e una certa dose di tenerezza.

Ma era il sogno che il draghetto coltivava che ci scavava dentro, inconsapevolmente.

Molti di noi, allora bambini, non avevano ancora chiaro il senso di quella tenerezza o meglio, non avevano ancora gli elementi per poter valutare la forza di un sogno che si realizza o di uno che si infrange.

Era un groviglio di sensazioni che affogavano presto nella risata finale che qualsiasi cartone animato è in grado di regalare.

Da adulti ci sarà capitato di incontrare qualche Grisù o di averne vestito i panni in qualche occasione.

Da adulti possiamo permetterci di coltivare qualche sogno ma anche di consacrarne il fallimento.

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Parlare di “sogno” riferendoci all’Associazione Grisù di Ferrara, non è esagerato.

Prendete un gruppo di professionisti diversi tra loro (imprenditori, architetti, artisti, ingegneri…), un’associazione no profit, un ente pubblico che mette a disposizione dell’associazione un edificio dismesso (un ex caserma di vigili del fuoco, ironia della sorte?) e la realizzazione  un anno dopo di una casa della creatività.

Ecco, mettete assieme tutto questo e ditemi che non è un sogno contemporaneo.

A Ferrara questo sogno si sta realizzando.

Un luogo dismesso, di quelli a rischio di degrado ambientale e sociale, ha assunto una nuova vita grazie alla forza creativa  dell’Associazione Grisù e alla lungimiranza della Provincia.

E’ nato un luogo, lo Spazio Grisù, in grado di ospitare le imprese creative del territorio, di agevolare le start up di idee giovani e di contribuire a ridisegnare i confini dell’identità sociale, culturale ed economica di una comunità.

La cultura e la creatività come motori concreti di un sogno che si realizza; come spinta al cambiamento positivo, alla circolazione di idee.

Un luogo contemporaneo che parla il linguaggio delle nuove tecnologie e che prova a valorizzare le intelligenze sul campo; che prova a metterle assieme quelle intelligenze, per esaltarne le specificità e crearne di nuove.

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La capacità di uscire da quelle logiche che cercano le soluzioni alla crisi soltanto con lo studio di grafici economici oppure con il consolidamento di politiche di gestione da provincia assistita.

Lo Spazio Grisù è uno scatto in avanti che fa leva sulla creatività.

La sfida di oggi non può essere che quella di affidare al confronto delle idee creative la possibilità di scrivere un racconto diverso; un racconto in grado di traguardaci al raggiungimento di un sogno condiviso che veda anche nella cultura un pezzo del sistema economico, materiale ed immateriale.

La cultura che si fa impresa, non tanto e non solo assecondando le necessarie logiche di mercato ma che diventa impresa sociale, investimento immateriale sulle teste, prima ancora che sulle pance; in grado di mutare la funzione dei luoghi e delle relazioni sociali che vi si consumano all’interno.

In grado di costruire un’identità che della forza del passato tiene le suggestioni positive per proiettarle nel contemporaneo e per affidarle nuove sfide, nel futuro.

La cultura che può diventare sistema economico, diretto e indiretto, con la pazienza che ai sogni necessita e la lungimiranza di qualche amministrazione più interessata alle ragioni che motivano il consenso di una comunità piuttosto che al “voto di preferenza”.

Allora, proviamo a risvegliare il nostro Grisù;  a volte anche dal fuoco può nascere qualcosa.

Andrea Zanetti

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Immagina! Puoi?

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Entrare nello studio di un artista è sempre un’esperienza indimenticabile.

Chi ha avuto la fortuna, almeno una volta, di farlo, non può che condividere questa affermazione.

Si entra in punta di piedi, con la paura di invadere l’intimità dello spazio creativo, di disturbare anche con il minimo movimento il flusso impercettibile delle idee che diventano forma ma si esce saltellando; con la sensazione assoluta di avere partecipato ad una esperienza unica, con la sensazione di aver lasciato il presente fuori dalla porta e neppure di ritrovarcelo una volta usciti.

Lo studio di un artista è la casa della creatività; la genesi di parole e pensieri che prendono colore o forma, il silenzio che si fa musica con i gesti di un pennello sulla tela o di uno scalpello sulla pietra;  è la possibilità di entrare dentro un’idea  e di farci attraversare, portandosela dentro.

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Stefano Graziano

E tutti gli studi sono uguali e diversi nello stesso tempo.

Ci sono quelli curati, precisi, dove ogni singolo pezzo è catalogato e gli oggetti di lavoro riposti con classificazione maniacale; dove la tela o la macchina fotografica rimangono sotto la luce di un ideale palcoscenico pronti ad accogliere l’attore, l’artista, per il suo infinito monologo.

Poi ci sono quelli caotici; quelli che mescolano gli utensili con gli oggetti del ricordo di qualche viaggio, quelli dove i posacenere sono la compagnia discreta del  monologo dell’attore; quelli dove gli oggetti perdono la loro funzione per diventare un’unica grande istallazione, dove il colore perde il significato di “macchia” per assumere quello di “traccia”, traccia creativa che si disperde sul pavimento, sui muri, sui vestiti di scena.

Poi ci sono gli studi di scultura di marmo.

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Verena Mayer Tash

Non me ne vogliano gli altri ma credo, un po’ per ovvie ragioni di origine, che questi abbiano qualcosa in più.

La polvere.

Gli studi dove si lavora il marmo hanno una forza che solo entrandoci si riesce a percepire; è la forza della materia che si piega al gesto dell’artista, la forza del suono di quei gesti, l’imponenza della pietra che si modella sull’idea.

E hanno la polvere.

Le nuvole bianche che si alzano dai gesti dello scultore hanno in sé il senso della leggerezza  e della volatilità dell’idea ; sono la sintesi del pensiero che prende forma, modellando un blocco e trasportandone i resti nell’aria, quasi ad accompagnarne l’uscita di scena.

La polvere di uno studio è parte dell’opera non solo perché ne faceva parte ma perché diventa una sorta di schermo di protezione, quasi a nasconderne fino in fondo la vera essenza.

La polvere che si posa di nuovo sull’opera diventa il gesto delicato che vuol  seguire un’ultima volta la pietra per avvolgerla nella preziosità del suo nuovo significato, quello di opera d’arte.

La polvere che non sporca ma cela; la polvere che si fa abito di scena.

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Francesca Bernardini fotografata da Jimmy Chiang

Pensate ad uno studio simile a questo e collocate al suo interno una mostra.

Immaginate una combinazione di artisti diversi tra loro, scultori, fotografi, pittori e poeti, che si ritrovano all’interno di uno studio come questo.

Immaginate lo studio come  un palcoscenico dove si materializza il racconto di un attore e poi di un altro e un altro ancora.

Immaginate le sculture che si specchiano in una fotografia, una poesia che si perde in una tela.

Immaginate la polvere che si alza dalle opere per posarsi su nuove forme.

Immaginate, perché proprio di questo si tratta.

Immagina: una mostra, una messa in scena , un palcoscenico unico per voci diverse.

carla falconetti

Carla Falconetti

Questo succede agli Studi 115 di via carriona a Carrara venerdi 13 dicembre.

Matteo Baldini, Francesca Bernardini, Lella Cervia, Carla Falconetti, Cinzia Rossi Ghion, Stefano Graziano, Fabrizio Lorenzani, Verena Mayer-Tasch, Filippo Rolla, Dominique Stroobant, , Carlo Volpi, tutti assieme all’interno degli Studi 115.

Artisti diversi per formazione ed espressività provano ad immaginare con noi; nella libertà che soltanto l’immaginazione riesce a darci, provano a regalarci un momento di riflessione tra idea e forma, tra realtà e sogno, forse.
Ed è la  possibilità per respirare l’atmosfera di un laboratorio di scultura che diventa luogo di incontro;  un modo per vivere l’arte contemporanea dal sapore vero di lavoro e produzione.

filippo rolla

Filippo Rolla

Un modo per racchiudere in un unico momento il pensiero o l’immaginazione degli artisti con i suoni, i rumori e le mani che producono quel pensiero.

La creatività che svela la propria filiera di produzione; idee, gesti, saperi e sensibilità che si fondono in un unico spazio.

Un modo per convincersi che anche nelle pieghe nascoste della quotidianità o nel grigio di questi tempi possano esistere spazi dedicati alla crescita dell’immaginazione e della cultura.

Un modo per immaginare qualcosa che esiste.

Mi raccomando, quando entrate, alzate la polvere.

Andrea Zanetti

lella cervia

Lella Cervia