I Passaggi di Stefano Siani

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Si potrebbe affermare, con banale facilità, che c’è un tempo per l’inizio e uno per la fine.
Dire che tutte le situazioni, materiali o immateriali, hanno una loro evoluzione temporale che inesorabilmente si consuma; nel bene o nel male.
Oppure affermare che basta lasciare che il tempo faccia il suo naturale percorso per mutare le cose, per renderle usurate o degradate nel caso si parli di beni materiali ma anche per superare le contraddizioni dell’interiorità, lasciando che lo scorrere dei giorni annebbi i ricordi più negativi per far emergere soltanto l’epica di alcuni eventi passati.
Forse basterebbe questo per far trovare un minimo di sollievo ai nostri sguardi ansiosi e distratti sulle lancette dell’orologio.
In realtà c’è anche il tempo che è solo adesso, in questo preciso momento; quello che non ci lascia lo spazio alla riflessione filosofica del panta rei.
Il tempo che non è solo presente ma quello che si aggroviglia nelle viscere per farci sprofondare nelle domande che non hanno risposta, o forse non hanno quella che vorremmo.
Non è il tutto subito, icona moderna del consumo di beni e sentimenti, bensì il tutto domani che voglio costruire adesso.
Il tutto che non ho avuto e che ora soltanto posso sfiorare, per farlo diventare il tutto che avrò.
Il tempo che è solo adesso è quello che attraversa le nostre certezze per farle diventare, in un attimo, insicurezze di ieri o angosce di domani; è il tempo che non ci fa sconti, perché vive di noi e con noi, quasi mai per noi.

 

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I Passaggi nelle foto di Stefano Siani, sono la raffigurazione di questo tempo adesso.
Sono il passaggio fisico di uomini e donne all’interno di spazi che hanno abbandonato la dimensione dell’attesa o del ricordo per trovarsi chissà in quale altrove.
Passaggi di corpi che si sono annullati nella scomparsa lasciando ruderi e degrado come testimonianza attiva di una presenza; fuori dal tempo.
Sono luoghi di intimità che si fanno spazio immateriale tra i nostri sguardi, per sollevare il dubbio della dimensione temporale: oggi, ieri, domani?
Luoghi dove la dimensione fisica è sostituita da presenze evanescenti che lasciano a noi il compito di ricostruire il racconto di una fotografia e il suo tempo.

 

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Non sono letti, divani o mura quello che vediamo nelle foto; sono simboli di un presente che ci viene consegnato con violenza e poesia, come a dirci. “Adesso riempiteli voi quegli spazi. Noi abbiamo già dato”.
Non c’è silenzio nelle foto di Siani; si percepisce di più un senso di rassegnata calma sulla quale spira una leggera aria di primavera.
Le finestre sono aperte, i colori ci avvicinano all’immagine e gli oggetti diventano scenografia e palcoscenico.
Non c’è degrado, c’è una dimensione di tempo adesso, con poca attesa; come se qualcuno dovesse da un momento all’altro rientrare nella scena ed occupare di nuovo quegli spazi.
Certo, dovrà pulirli o comunque renderli abitabili; ma se ha deciso di entrare significa che ha il tempo necessario per mettere in ordine, magari nascondendo qualcosa sotto il tappeto.
Gli altri, se ne sono già andati.
Il peso di non poter vivere il tempo adesso li ha allontanati per sempre.
A volte, però, ritornano.

 

Andrea Zanetti

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