senzapietà

Senzapietà

Personale di Francesco Siani.

12 ottobre-3 novembre 2015

Oratorio dei Bianchi, Castelnuovo Magra (Sp)

Inaugurazione domenica 11 ottobre alle 17:00

La mostra resterà aperta tutti i sabato dalle 18:00 alle 20:00 e la domenica su prenotazione (338 5913224).

Info: andreazanetti@yabonline.it

 

Attraverso i lavori prodotti negli ultimi due anni, Siani ci accompagna in una mostra che ruota attorno al tema della Pietà.

Il sentimento di rispetto e amore verso il prossimo, diventa una riflessione sull’individuo di oggi, sulle contraddizioni di una società in continuo movimento ma che tende a chiudersi nel silenzio della solitudine o tra le voci della sofferenza.

Una riflessione che parte dall’iconografia della Pietà di Michelangelo ma che viene “cavata” nella sua forma ed essenza, lasciando un vuoto.

La Pietà che abbandona la materia per uscire di scena, come se ci invitasse a riempire l’ombra che la sua assenza lascia o ci chiedesse di rispettare la scelta del proprio andare; non è solo la sofferenza millenaria che l’ha costretta nel tempo a lacrime di immobilità bensì il sentirsi sola.

Non è una fuga quella della Pietà, è un mettersi di lato per invitarci a riempire il vuoto che lascia o ad interrogarci veramente sull’essenza di ciò che vediamo e siamo abituati a vedere.

Il vuoto ci costringe a guardare oltre, ad immaginare un nuovo pieno; ci spinge a riflettere sui punti di vista ingessati da stereotipi e consuetudine e a cercare nuovi significati.

Il vuoto diventa presenza, consapevolezza, coscienza.

 

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Noi siamo il pieno; la forza dell’individuo che si riconosce in comunità e che ne rispetta le differenze.

La forza di sentirsi parte di un qualcosa, terreno o spirituale che sia, all’interno del quale la paura del vuoto si affronta; assieme.

Siani, quindi, ci invita a ripartire dall’uomo; da noi.

La culla del neonato protetta dai giochi dell’infanzia, è il simbolo immediato e naturale di una rinascita; se vogliamo è il mezzo attraverso il quale siamo costretti a riannodare la memoria al nostro tempo.

E’ il mezzo con il quale l’artista identifica il soggetto della sua proposta, l’individuo, e lascia a noi la libertà di riconoscerlo.

palloncini

Il linguaggio pop che contraddistingue la mostra, accompagna verso un sorriso amaro; come se la visione di oggetti del passato si rigenerasse attraverso la nostra memoria in una nuova vita.

La Pietà ci accoglie con un vuoto ma lo specchio che sta dietro quel vuoto ci costringe a guardarci, dentro.

Ci impedisce di distogliere lo sguardo o di farlo cadere altrove: lo specchio, la culla e i giochi dell’infanzia sono la traduzione estetica di un percorso interiore.

Siani ci invita a farlo questo percorso con la straordinaria forza che soltanto la leggerezza dell’arte riesce a creare.

Ci invita a guardare il vuoto; a noi la capacità di riempirlo.

 

Andrea Zanetti

 

Michaelangelo Pieta Sculpture Vatican Rome Italy

 

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Cosa è successo a Ex (hibit) Ante: storia di una condivisione

Difficile fare una sintesi di Ex Hibit Ante, direi quasi impossibile.

Sono tante, infatti, le emozioni che hanno accompagnato questo progetto, le magie che si sono create; le relazioni, le parole e i silenzi che hanno caratterizzato questa mostra.

Si rischia di perdersi nella retorica senza riuscire a far cogliere ciò che è stata veramente.

Se il compito affidato agli artisti era quello di far rivivere i loro ricordi intimi tra le ante di un armadio, direi che siamo andati oltre.

Si è respirato il senso di un ricordo d’insieme senza tradire la personalità di ogni singolo artista; si è colta fino in fondo la densità delle singole opere, cogliendone il senso d’insieme e collettivo.

Si è realizzata condivisione.

Le stanze della Casa del Capo ( l’ex casa del custode della Segheria Telara), hanno aggiunto il sapore della familiarità quotidiana; hanno fatto da cornice indispensabile alle diverse sensibilità degli artisti.

La Casa ha accolto con il rispetto e la timidezza che si ha quando si entra a casa di uno sconosciuto; quando ci avvolge quel vago senso di pudore, intimoriti dal violare il rituale quotidiano di uno spazio che non ci appartiene.

La Casa ha parlato della sua storia, delle storie degli armadi che stava ospitando e della storia di ognuno di noi, proiettandoci tra i profumi e le voci di un corridoio di qualche anno fa, dove una nonna, una zia, qualcuno, ci richiamava a chissà quale compito.

La Casa ha fatto parlare i suoi muri scrostati, la polvere naturale del tempo che si consuma; ha fatto parlare il suo silenzio intriso di voci, musica e sospiri.

E hanno parlato gli artisti, con i loro armadi.

 

 

Hanno parlato della loro intimità, svelandola al pubblico con la magia che solo in alcuni casi si riesce a creare.

Hanno parlato di ricordi particolari, di emozioni, sorrisi e paure: hanno parlato di noi.

Ma soprattutto hanno parlato con noi.

Questa è la vera magia che si è creata: un insieme di ricordi individuali che è diventato patrimonio condiviso, respiro unico e irripetibile di esperienze private.

Ognuno ha trovato nella Casa il proprio armadio, stupendosi della forza espressiva che questo riusciva a trasmettergli, con semplicità, forza e delicatezza.

Le ante si sono aperte per accogliere nell’intimità degli artisti tutte le altre intimità, per sorridere dell’imbarazzo creato da un ricordo o semplicemente per condividere un silenzio.

Gli armadi hanno accolto emozioni.

Non immaginavamo che il risultato della mostra potesse essere anche questo; non immaginavamo che l’apertura delle ante potesse creare questa condivisione e questa empatia.

E se ci siamo riusciti, grazie!

Grazie agli artisti che negli armadi e nella Casa ci sono entrati davvero.

Grazie ai tanti visitatori che hanno condiviso le loro emozioni, tra un bicchiere di vino e qualche parola.

Grazie a chi ha comperato i biglietti della lotteria d’artista, che ha permesso la realizzazione di questo progetto e ha gettato le basi per un’arte partecipata, vera!

E grazie a chi riesce ad immaginare l’arte contemporanea come un momento di condivisione, senza particolari ansie da prestazione ma con il gusto, ancora, di credere nella relazioni, nelle parole, nella voglia di empatia e, perché no, anche con il desiderio di raccontarsi qualche intimo ricordo.

 

Andrea Zanetti