‘Compagni! Declinazioni contemporanee’, la mostra.

Compagni non è una parola come tutte le altre.
Non per chi è nato nel Novecento.
Perché quella parola il Novecento lo ha attraversato e segnato, riempiendo di senso intere esistenze.
Compagni è una parola che ha racchiuso in sé enormi speranze ma altrettanto cocenti delusioni e drammi.
Una parola che per decenni ha rappresentato il confine entro cui si riconosceva la “diversità” di una comunità politica, quando la politica era in ogni cosa della vita.
Comunità di destino, un significato quasi mistico, che probabilmente affonda le sue radici nella sua derivazione latina (cum-panis, persona con cui dividere il pane).
Una parola che ha significato totale abnegazione verso una causa di cui ci si sentiva di far parte; da un oceano all’altro non trovavi compagno che non fosse in grado di illustrarti il suo pensiero tenendo insieme i nuovi progressi del socialismo reale con i problemi organizzativi della festa de l’Unità del suo quartiere!
Compagni poi è stata quella parola capace di farti pensare, al tempo stesso, al fatto che ovunque saresti andato avresti trovato altri che combattevano la stessa battaglia e all’odore delle cucine delle Feste de l’Unità, con quelle salse preparate da mani morbide e paffute mentre l’orchestra faceva le prove per lo spettacolo del dopo cena e qualche volontario sistemava le ultime cose negli stand montati nelle pause dal lavoro.

E oggi?
La parola compagni sembra essere sparita dal lessico politico.
Del resto è sparita da un bel po’ ogni traccia della comunità politica cui quella parola faceva riferimento e ciò che ne è nato per gemmazione si è sempre più allontanato dall’identità e dalla cultura di origine, nel bene e nel male.
Eppure sbaglieremmo a dire che la parola, con il suo significato civile è stata “rottamata”.
Innanzitutto perché sopravvive ancora – e lo farà fino al loro ultimo respiro – in tutti coloro per i quali quella parola è la sintesi di una vita.
Ma c’è un secondo motivo importante per cui la parola compagni non è morta: infatti, più esce dal dizionario della politica novecentesca e più il suo spettro semantico si allarga andando ad includere varie forme di solidarietà.
Allora si è compagni di scuola, di lavoro, di vita, di sentimenti, di impegno civico perché si condivide la sorte di una o più collettività, si partecipa alla vita di una comunità, a qualcosa che va oltre la mera dimensione individuale.
Allo stesso modo – e in maniera ancor più potente – si è compagni perché si condivide la stessa speranza, ammassati su un gommone che attraversa di notte il mare agitato, sognando un avvenire migliore per noi e per i nostri figli.
A pensarci bene in molti casi non è la parola compagni ad essere sparita dal lessico; siamo noi che ne abbiamo dimenticato il significato più profondo, smettendo di “dividere il pane” con qualcuno. Eppure la solidarietà può essere un potente antidoto contro la disgregazione e le disuguaglianze; è il miglior cemento per costruire nuovi mondi, che siano aperti e pieni di “reti” non solo digitali, ma fisiche, porose, fatte di scambi umani, di mani che si reggono, di braccia che si sostengono.
Perché “ci si salva e si va avanti solo se si agisce insieme e non solo uno per uno”.
Perché chi ha compagni non muore mai.

Il gruppo di artisti che nel corso degli ultimi anni ha rappresentato in chiave visiva la parola comunità dando vita alla mostra-progetto #community e ha riflettuto sulla necessità di ricostruire un’identità degli spazi urbani per ridefinire le funzioni dei luoghi e delle relazioni che vi si consumano all’interno, oggi si interroga sulle declinazioni contemporanee della parola compagni.
Un percorso in divenire che dalle solitudini delle comunità e dalle loro dinamiche contemporanee passa alla riflessione individuale come strumento necessario a ridefinire un noi.
Un gruppo di artisti, diversi per linguaggi, età e provenienza, ricostruisce uno spaccato contemporaneo delle riflessioni sociali, politiche e di quotidianità che stanno attraversando il nostro periodo.
L’arte contemporanea come strumento per accedere alla poetica del ricordo ma anche all’asprezza delle suggestioni del presente.

 

Artisti:
Emiliano Bagnato, Cristina Balsotti, Carolina Barbieri, Simone Conti, Lorenzo Devoti, Sabina Feroci, Paolo Fiorellini, Lorena Huertas, Stefano Lanzardo, Melissa Mariotti, Roberta Montaruli, Enrica Pizzicori, Aurore Pornin, Francesco Ricci, Francesco Siani, Stefano Siani, Zino (Luigi Franchi).

 

EMILIANO BAGNATO
“Melodia, Armonia, Ritmo, Timbro” 2017
Installazione musicale.

Melodia, Armonia, Ritmo, Timbro: nomi di compagni esemplari che, a cospetto di un’idea, procedono nella stessa direzione; si svolgono parallelamente pur convergendo e divergendo in continuazione; talvolta paiono lontanissimi, talvolta vicini, in alcuni attimi al punto di sovrapporsi, coincidere o addirittura scambiarsi i ruoli.
Le distanze, i punti di vista, non rappresentano ostacoli, anzi, alimentano la dialettica che è il loro stesso andare; poiché nessuno di questi compagni ha il desiderio di dominare gli altri ma solo quello di essere portante nella costruzione di una musica, di una storia, di una vita.

 

 

 

CRISTINA BALSOTTI
“ Dopo undici anni insieme io abbaiavo e lui parlava” 2017
Tecnica mista
4oo cm x 160 cm

Il compagno che Cristina evoca in questa opera è il suo cane. In un racconto che si sviluppa in una architettura di scatole c’è il rapporto speciale che l’artista ha avuto con Vincent. Se ne colgono i silenzi complici, i rituali condivisi, la costruzione di un linguaggio ‘altro’ che solo chi vive certe relazioni può capire. Se ne coglie il sentimento puro; d’altra parte i compagni veri non muoiono mai.

 

 

 

CAROLINA BARBIERI
“CUM PANIS” 2017
inchiostro da stampa su carta Fabriano Rosaspina 280gr
due pannelli 100×200 cm

Cum Panis è un’opera su carta realizzata tramite l’utilizzo di vero pane: fette di pane inchiostrate e stampate su tanti piccoli stralci di carta poi cuciti insieme tramite un filo rosso.
Allegoricamente ogni piccola stampa vuole rappresentare ognuno di noi, uguale e diverso, solo ma mai solo veramente; sempre e comunque collegato tramite un filo all’altro e agli altri. Il pane, simbolo per eccellenza della condivisione, ci rimanda al significato della parola compagno ‘colui che mangia il pane con l’altro’ e ci invita a riflettere sul senso reale dei legami, quelli che percepiamo e quelli che non sappiamo ancora vedere.

 

 

 

SIMONE CONTI
“Percorso” 2017
Fotografie su legno
200 x 40 cm

Singoli scatti di compagni di vita che si fondono nella doppia esposizione nella lastra; due ritratti in uno a rappresentare le unioni e gli incontri tra i singoli individui. La spirale di legno rimanda allo scorrere degli eventi e agli incontri della vita; un mescolarsi di volti che rappresentano storie, legami, individualità mai sole. Il legno, come l’albero della vita, richiama la crescita ma, inevitabilmente, anche la caducità del tempo che scorre.

 

 

 

LORENZO DEVOTI
“COMPAGN(I)E” 2017
Fotografia e post produzione digitale
30 x 40 cm cad

Scegliere, essere scelti, convivere e comportarsi, normalità o conformismo, gusto o tendenza. Adeguarsi ad un sistema che richiede una risposta univoca alla domanda “da che parte vuoi stare?”, distanze abissali nel misero spazio di un salotto alimentate da uno stato di assopimento. Essere diversamente uguali a tutti ed ugualmente diversi a nessuno.

 

 

 

SABINA FEROCI
“Compagni di favola” 2017
Collage digitale e stampa.
35 x 50 cm cad

Dalla sua esperienza professionale sull’illustrazione, Sabina gioca con le immagini di favole classiche interpretandole in chiave contemporanea. Le favole aiutano a svelare il senso del doppio significato, a scardinare le nostre certezze tra positivo e negativo. Aiutano ad immaginare un mondo che non c’è, come l’Isola, e a renderlo esplicito con immagini e parole. Anche i compagni di Sabina stanno dentro queste favole; meglio, sono le favole!

 

 

 

PAOLO FIORELLINI
“Aleppo, parco giochi” 2017
Ferro, legno, corda.
Misure variabili

E se dal ricordo del nostro parco giochi e dell’altalena sulla quale lanciavamo risate inconsapevoli sul mondo si abbattesse il vuoto? Probabilmente non sapremmo neppure immaginare la mancanza di quel ricordo; non sapremmo neppure capire le ragioni di quel vuoto. Forse inizieremmo a cercare i compagni di quei giorni per trovare una risposta alle nostre domande. Quei compagni ci sono ancora?

 

 

 

LORENA HUERTAS
“Mestizaje (Meticciato)” 2017

Tre disegni e un video animazione “De donde vengo io…” 1min 05sec (Da dove vengo io…)
– Algo recuerdo #1 ( Ricordo qualcosa #1), collage su carta, 65x61cm
– Algo recuerdo #2 (Ricordo qualcosa #2), collage su carta, 100x61cm
– Algo recuerdo #3 (Ricordo qualcosa #3), collage su carta, 100x57cm

La comparsa e la scomparsa dei volti iconici della Colombia fa riflettere sul meticciato contemporaneo in Europa. Oltre l’80% della popolazione del pacifico colombiano è di origine africana. Al momento della conquista, si sono create nuove comunità tra gli spagnoli bianchi, gli schiavi neri e gli indiani. La diversità culturale è diventata una delle ricchezze del paese. Le potenze europee che oggi si sentono minacciate e fragili davanti alle nuove ‘presenze’, potrebbero prendere l’esempio dell’America Latina come un esempio di integrazione, accettazione e arricchimento culturale delle nuove comunità; a ricordarci che in fondo siamo tutti uguali.

 

 

 

STEFANO LANZARDO
“Io ti conosco” 2017
Ferro, audio-video installazione
170 cm

La sequenza di occhi che scorre davanti ai nostri, ci accompagna in un racconto visivo e sonoro. Sono gli occhi dei compagni di tutti i giorni, delle grandi e piccole storie individuali, delle sofferenze pratiche o delle gioie ideali. Sono gli occhi dei nostri sguardi sul mondo, in una visione singola che diventa gradualmente coro e popolo. Sono la vita, forse anche quella di Lanzardo; un artista che dice di conoscerci, nella certezza che è dall’insieme di tante individualità che nasce la storia.

 

 

 

MELISSA MARIOTTI
“Divenire” 2017
Inchiostro su carta “Fabriano” 110g/m2, stampa con stampante 3d da file digitale.
10×15 cm, 30x21cm, 30x21cm.

Divenire, mutamento, perenne nascere e morire delle cose.
La lettera, privata gradualmente di senso, è una delle tante che Gino Lucetti inviò dal carcere ai sui parenti, tra i quali la famiglia di Melissa.
Lettere figlie di un tempo di grande fervore politico che spesso viene ricalcato nell’età contemporanea, perdendo di significato.
Nell’installazione una stampa 3d delle Alpi Apuane, luogo simbolo della resistenza antifascista e, in questo periodo storico, delle lotte contro lo sfruttamento del territorio. Un rimando al ‘divenire’ in senso ciclico che affonda le radici nel senso di appartenenza politica e identitaria ad un luogo e ne diventa icona contemporanea di nuove resistenze.

 

 

 

ROBERTA MONTARULI
“Ricordo di Classe” 2017
Tecnica mista su stoffa
82×56 cm

“Ricordo di Classe”: il lavoro si focalizza sulla traccia, sull’identità, sulla memoria che con il trascorrere del tempo si modifica, cambia e lascia indietro e nascoste alcune parti di ciò che c’era.
Nel titolo vi è anche un riferimento alla lotta di classe e un richiamo ai cambiamenti politici attuali e non solo. È un modo per esprimere l’idea che i “compagni” sono spariti e forse in parte sono stati ormai anche dimenticati.
Partendo dalla fotografia della sua classe di terza media, Roberta ha rimosso i soggetti per descriverli attraverso i segni che li circondano fino ad arrivare a rappresentare, attraverso piccole parti di una panca, le tracce lasciate nell’istante della foto da ogni compagno della sua classe.

 

 

 

ENRICA PIZZICORI
“Bersagli mobili” 2017
tecnica mista
dimensioni variabili.

Collezione di piatti inglesi alle pareti; una coppia siede in cucina per colazione, momento perfetto eppure sotto sotto…..
I piatti volano e si rompono, le parole rimbalzano e fanno eco.
Una famiglia tipo dove i nostri compagni diventano i bersagli preferiti di frustrazioni e fretta, piccoli gugliemo tell dove miriamo, cercando a volte di colpire a volte solo di dimostrare qualcosa. Eppure quella mela è anche la mela del desiderio; gli occhi dei due compagni in qualche modo si guardano, si cercano e sotto i baffi sorridono. Alla fine tutto questo sarà solo un gioco amoroso nella quotidiana ‘guerra’ dei compagni di vita.

 

 

 

AURORE PORNIN
Le grand voyage 2014
ferro, corde, colori
cm 30X400X130

Le grand voyage racconta di un grande viaggio che unisce due continenti, due sponde. Le corde rimandano alle onde del mare, ai flussi migratori, ai legami, ai compagni di avventura. Le persone che lasciano la loro terra portano con sé emozioni, colori e odori che andranno a contaminare la terra di adozione. Questi legami permetteranno loro di proseguire l’esistenza con la speranza di una vita migliore e della libertà.

 

 

 

FRANCESCO RICCI
“Come in un campo di papaveri” 2017
Terra argilla bianca
70 cm x 40cm x 80 cm

La falce e il martello, simbolo per eccellenza di un’appartenenza politica che ha attraversato il novecento. Simbolo di un’idea, di una visione del mondo, di contraddizioni e fascino. Ricci scompone questo simbolo in una delicata frantumazione che poi riassembla e colloca in una teca. La falce e martello reliquia preziosa per un antiquario nostalgico o ricostruzione contemporanea di una speranza collettiva?

 

 

FRANCESCO SIANI
“Red Gloves” 2017
Gomma, pigmenti, specchio
70 x 70 x 40 cm

Il pugno chiuso, icona eterna di lotte, rivendicazioni, presenze politiche e sindacali; simbolo assoluto di ‘rivoluzioni’ e ideali, di conquiste, di popolo.
Il pugno chiuso mai solo, a stringere dentro di sé la forza di un’idea, la rabbia e la passione di intere comunità. Il pugno chiuso che si riflette nell’infinito degli specchi ad accoglierci; ad invitarci alla condivisione interiore del suo significato. Ora e sempre.

 

 

STEFANO SIANI
“Walk on the wall” 2017
Fotografie su forex
20 x 53 cm cad

‘Ognuno di noi costruisce il proprio muro, quell’angolo di vita dove essere se stessi, dove sentirsi liberi, dove nascondere le proprie paure e sogni.
In questo mondo inconfessato in cui ti senti parte di tutto nel tuo eterno anonimato , vivi il consumarsi del sole.
In attesa di quei compagni privi di oblio, pronti a camminare con te,
capaci di ascoltarti e raccontarsi, alcuni rimarranno altri barcolleranno e cadranno lanciandoti un addio.
Ma se nemmeno il mondo è per sempre, come può esserlo un saluto?’
Con queste parole Stefano Siani si immerge nel tema dei compagni in un rimando continuo alla vicinanza e alla lontananza, agli addii e agli arrivederci. Un distacco presente il suo, in una realtà che nasconde anche i colori del sole.

 

 

ZINO
“Né Dio, né padrone” 2017
nastro pacchi su vetro sintetico
100×50 cm

Nella cultura socialista, comunista, anarchica e in generale di sinistra, il compagno è un soggetto, un individuo come gli altri che cerca di superare la propria individualità attraverso un progetto comune di tipo solidale e collettivistico spesso associato ad un’idea rivoluzionaria. Un’idea che prevede anche l’uso di una violenza che è necessaria per superare gli impedimenti eretti da una società ben organizzata ed è benefica per l’individuo in quanto libera le sue energie e gli consente di rendersi conto delle forze di cui dispone.

 

 

 

 

Titolo: Compagni! Declinazioni contemporanee
a cura di: Andrea Zanetti
con la collaborazione di: Cristian Pardossi
organizzazione: CGIL Massa-Carrara, Yab
periodo di svolgimento: 16 luglio – 20 agosto 2017
inaugurazione: 15 luglio alle 18:30
luogo: complesso Giannotti Edilizia – Polo delle Arti San Martino via S. Martino 1 – Carrara (MS)
riferimenti: yabonlineblog.wordpress.com